EXPO: IMPRESSIONI A CALDO

Forse abbiamo scelto la giornata sbagliata, ma a causa di impegni lavorativi non potevamo che andare di sabato 5 settembre, ovvero il giorno che ha registrato il record di ingressi battendo la giornata del 29 agosto che aveva contato ben 157.801 persone e arrivando ad un picco di 200.000.

Code…allo specchio

L’affluenza sta aumentando rapidamente nelle ultime settimane, complici le belle giornate di settembre e l’aria fresca che scaccia l’afa dei mesi estivi. Nella sola settimana dal 24 al 30 agosto sono invece 861.553 le persone che hanno deciso di visitare la grande esposizione mondiale, inaugurata nel 1851 in Inghilterra in piena epoca industriale e sviluppatasi nei decenni con temi differenti.

Expo Milano 2015 ha suscitato dall’inizio perplessità e opinioni contrastanti. Io non mi sono schierata e ho ritenuto opportuno farci una scappata per vedere coi miei occhi di cosa si trattava.

L’organizzazione è iniziata qualche giorno prima con l’acquisto dei biglietti tramite la Coop che ci ha fatto risparmiare € 13 a testa. Peccato però che i biglietti andavano registrati sul sito di Expo creando un account personale (e ho dovuto fare 4 account diversi per i componenti della mia famiglia!) e inserendo la data della visita – questa operazione non è obbligatoria ma ai tornelli si riservano il diritto di lasciarti fuori se c’è troppa gente…

Poi è iniziato il dilemma del trasporto: c’è da dire che vi si arriva benissimo con tutti i mezzi e alla fine abbiamo scelto l’auto, non abbiamo trovato trovato traffico e abbiamo parcheggiato comodamente al P2, pagando € 16 (contro i € 12 del parcheggio di Arese, un po’ più lontano ma servito da navetta), siamo saliti sullo shuttle bus e in 5 minuti eravamo davanti all’ingresso.

Se le biglietterie erano vuote, tutte le 200.000 persone erano accalcate agli ingressi per i controlli di routine tipo aereoporto, Un lungo corridoio coperto e sopraelevato ci conduce all’ingresso Fiorenza e da lì inizia la nostra visita.

Ci sono code infinite ovunque, ai padiglioni, ai bar, alle fontanelle dell’acqua…un fiume di persone che si riversa in ogni angolo dell’esposizione e si prepara a lunghe attesa sotto il sole. Eh già, perché per visitare i famosi padiglioni “più belli” si parla fino a 4 ore di attesa (per l’esattezza 3h40 per il Giappone e 4h Emirati Arabi). La coda per visitare il padiglione Nepal si rivela più “breve”, solo 1h30, e abbastanza deludente in realtà: un tempietto con all’interno un Buddha e un ristorantino dove assaggiamo 5 polpette di maiale speziate per € 6.

Lungo il Decumano, la via principale lungo la quale si snodano i vari pavillons, ci sono bancherelle finte che espongono prodotti altrettanto finti: dalle verdure al pane alla carne una sfilata di sfiziosità di plastica… capisco il problema della fame del mondo ma non sarebbe stato più utile mettere un mercato vero con prodotti in vendita…?

Storditi dalla folla, ci incamminiamo alla ricerca di qualcosa da vedere e e facciamo la coda per l’Iran che si rivela abbastanza interessante nella presentazione delle sue coltivazioni di piante aromatiche, ma nulla di stupefacente.

Kiss me, I’m Irish

Visitare il Padiglione Italia è impossibile, così come quello dei Vini e quindi ci avventuriamo nell’ardua impresa di ricerca di cibo.

Si sente ormai dall’inizio che i prezzi siano proibitivi… ora, sicuramente una famiglia che ha già speso cento euro di biglietti non può permettersi un cannolo (peraltro secco a detta mio papà) a € 4 ma non ho trovato questa esagerazione, sarà che sono abituata a Firenze ma comunque:

– acqua naturale e gassata gratis alle fontanelle;

– una coppetta di gelato € 2,50

– un piatto degustazione di farro, prosciutto, olive, carciofi e funghetti € 5

– un cheeseburger € 9

– una croque baguette ( metà baguette al forno farcita con formaggio fuso e prosciutto o bacon) € 7

– una birra in bottiglia € 3

– panino con porchetta € 5

– kebab di cioccolato € 4

– piatto degustazione con calice di Prosecco € 10

il Vietnam e le sue risaie

Ho visto poi molti ristoranti che offrono il menu self service a 15-20 euro ma bisogna girare un po’ per trovare delle buone proposte (in ogni caso sul sito c’è una sezione interamente dedicata al food).

Di certo a digiuno non si resta: dall’ American street food truck alla salumeria Beretta, dai ristoranti etnici dei padiglioni alle varie proposte Italiane regionali ce n’è per tutti i gusti.

La visita continua con il padiglione americano. Interessanti le coltivazioni a parete verticali e i pannelli solari che cambiano colore in base ai raggi UV e bella la terrazza.

Mi è piaciuto il padiglione Oman, in pieno stile arabo con tanto di palme e riproduzioni di alimenti locali.

particolare del Padiglione Nepal

Molto suggestivo anche quello del Qatar, dove – dopo una presentazione dei piatti tipici (ma anch’essi di plastica!) si procede lungo una spirale in discesa guardando un video proiettato nella parte centrale.

Ho trovato simpatico il piccolo padiglione dell’Indonesia che ci ha accolto con una sorridente ballerina e una dimostrazione di un ballo tipico. All’interno c’è una riproduzione in legno delle isole dell’arcipelago che contiene le principali produzioni di spezie.

I padiglioni africani sono quasi tutti piccoli e senza troppa coda ma principalmente all’interno vendono prodotti di artigianato locale.

coltivazioni verticali in America

COSA MI E’ PIACIUTO: 

  1. Tutti i padiglioni da fuori sono bellissimi. Forse meriterebbe la visita solo per gli esterni: ognuno di forma e colore diversi ma a mio avviso capolavori di architettura e fantasia.
  2. L’atmosfera tipica del luogo nei ristoranti etnici e la vivacità di punti-aperitivo quali Terrazza Martini e birrificio Moretti o la food area vicino al Padiglione Olanda.
  3. All’interno dei padiglioni ogni spiegazione è fatta con pannelli multimediali e touch screen, che rende l’esperienza anche divertente.
  4. I balli/canti tipici che si trovano gironzolando qua e là per i padiglioni.

COSA NON MI E’ PIACIUTO:

  1. Troppa troppa troppa gente! Prendete Gardaland in una giornata estiva. Ecco peggio. Perché almeno lì scarichi l’attesa con una botta di adrenalina. A expo se ti va bene ti fai una cultura sui metodi di coltivazione dell’orzo del Paese.
  2. Giustamente ad ogni Padiglione c’è l’ingresso prioritario per disabili, passeggini e donne in gravidanza. Preparatevi a farvi sorpassare mentre siete in coda da due ore da molti furbi che approfittano della mancanza di controlli….
  3. I bagni. sporchi e puzzolenti. ma almeno qui- strano a dirsi-  niente coda.
  4. L’insufficiente numero di sedie, panchine o poltroncine: io mi sono seduta a mangiare sul marciapiede, ma magari le persone più anziane di me o chi vuole riposarsi vorrebbero stare più comodi.
  5. L’esposizione di prodotti finti. Terribile il maiale di plastica.
L’albero della Vita

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