ARRIVARE A LUANG PRABANG IN BARCA

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Mentre organizzavo il nostro viaggio in Laos ho letto molti articoli e diari di viaggio che parlavano del lungo tragitto in barca(48 ore) da Huay Xai – al confine con la Thailandia – a Luang Prabang e più mi informavo più la mia voglia di intraprendere quel viaggio cresceva. Ci sono varie compagnie che organizzano il trasferimento ma dispongono quasi tutte di barche lussuose e dotate di ogni comfort, come ad esempio Shompoo Cruise o Luang Say Cruise; se da una parte l’idea di navigare sul Mekong sorseggiando drink tropicali sdraiata su un’amaca mi allettava … dall’altra avevo voglia di un’esperienza più autentica che mi facesse conoscere da vicino le realtà locali. Inoltre avendo circa 10 giorni a disposizione saremmo arrivati a Luang Prabang prima del previsto, perdendoci quello che è stato uno degli itinerari più belli della nostra vita.

Dopo un paio di giorni nella giungla partiamo con un minivan alla volta di Muang Khua: i 200 km più lunghi di sempre. Le strade sono infatti sconnesse, spesso sterrate e fangose e non di rado si guida sul ciglio del precipizio; il primo tratto appena lasciata la cittadina di Luang Namtha è circondato da foreste verdissime, fiumi e campi di riso. Man mano che si scende cominciamo a incontrare i primi villaggi costituiti da palafitte di legno; procediamo a passo d’uomo per evitare i bambini che giocano scalzi e le galline e i cani che si rincorrono, fermandoci di tanto in tanto per comprare un po’ di frutta o semplicemente perché Eye – la nostra guida di Tiger Trail – vuole farci fare due chiacchiere con le persone del posto. E’ tutto così quieto e idilliaco che ciò che vediamo ci colpisce come un pugno in un occhio: le strade sono infatti dominate da grossi camion e il paesaggio incantevole lascia lo spazio a tremende fabbriche e cantieri di cemento … sono i cinesi. La Cina ha messo gli occhi su questa meraviglia naturale e la sta distruggendo molto velocemente per farne un cantiere in continua evoluzione. Nel solo tratto di fiume che percorreremo in barca stanno costruendo 7 dighe, spaccando le montagne e costringendo le tribù locali a lasciare i loro villaggi. Per secoli questa gente ha vissuto sui fiumi, venerandoli come dèi e usandoli non solo come mezzo di trasporto ma anche come fonte di cibo e chiaramente di acqua.

Pernottiamo a Muang Khua, dove dopo il tramonto non gira anima viva. La signora che ci affitta la camera non parla una parola di inglese ma è cosi carina da farci notare che le patatine che abbiamo comprato sono scadute due anni prima.

Il giorno seguente prendiamo una barchetta di legno per iniziare il nostro viaggio lungo il fiume Nam Ou, uno dei corsi d’acqua più importanti del Laos, lungo 448 km che si ricongiunge con il Mekong a Luang Prabang. La barca procede lentamente all’interno di uno scenario naturalistico magnifico: colline e foreste lussureggianti si alternano prima di aprirsi su campi di riso e farci intravedere qualche villaggio di palafitte. Lungo il fiume assistiamo a scene di vita quotidiana che difficilmente dimenticheremo: i bambini giocano sulle rive, le donne sono chine a lavare i panni e gli uomini aspettano la prossima barca che li porti al villaggio vicino. Nessuno ha un orologio, nessuno sa se e quando la barca passerà, però aspettano.

Di tanto in tanto dobbiamo scendere dalla barca, salire una scarpinata con gli zaini in spalla e poi riscendere verso il fiume: c’è la diga e non si passa, bisogna cambiare barca. Nell’ultimo tratto prendiamo un tuk tuk che a tutta velocità si lancia giù per il fianco della montagna. Per noi è stata un’esperienza insolita ma le persone che abitano qui devono farlo più volte al giorno e forse presto non potranno più farlo perché il loro villaggio verrà distrutto.

Cancelliamo questi nostri pensieri tristi con una visita a una “fabbrica di lao lao” (il whisky di riso) sita in una capanna di legno dalla quale emergono ampie nubi alcoliche. Non è male ma di certo non può competere con quello fatto in casa che abbiamo bevuto nella giungla!

Riprendiamo il viaggio sul fiume incrociando di tanto in tanto altre barche e qualche rapida. Sarà il periodo di bassa stagione ma siamo gli unici turisti in giro. Visitiamo un altro villaggio dove viene lavorata la seta e ne approfitto per comprare qualche bellissima sciarpa da regalare.

Ci fermiamo a dormire nel vivace villaggio di Nong Khiaw, meta conosciuta tra i backpackers per le possibilità di trekking e sport che si possono fare nei dintorni.

Il giorno seguente riprendiamo la barca fermandoci in un altro villaggio dove visitiamo la scuola e gustiamo un tipico pranzo laotiano su una terrazza vista fiume.

Ci rendiamo conto che dobbiamo abbandonare la pace e il silenzio degli ultimi due giorni quando arriviamo alle grotte di Pak Ou, bellissime ma gremite di turisti.

Anche il fiume che abbiamo navigato per due giorni non è più lo stesso: ora scorre lentamente in un letto molto più ampio, presto si incontrerà con il maestoso Mekong e insieme faranno il loro ingresso trionfale nella città gioiello di Luang Prabang.

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