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Una delle parti più belle del nostro viaggio in Laos è stata sicuramente quando abbiamo fatto il trekking nella giungla. Siamo partiti con la nostra guida di Tigertrail dal villaggio di Louang Namtha e ci siamo incamminati nella Nah Ha National Protected Area, nel nord nel Paese.  

Scopri qui come arrivare a Luang Namtha. 

Racconto di un trekking nella giungla in Laos

Un trekking nella giungla in Laos è un’esperienza incredibile e da fare almeno una volta nella vita. Camminiamo nella fitta vegetazione per quasi 3 ore prima di fermarci per il pranzo: la nostra guida accede un fuoco e prepara un delizioso pranzetto a base di zuppa cucinata nel bambù, insalata di cipolle e tofu piccante e tanto, tantissimo Lao Lao (il liquore nazionale). 

Dopo altre due ore di cammino su stretti sentieri, attraversando ruscelli  e fermandoci ad ammirare strani insetti (che la nostra guida acchiappa al volo e mangia), arriviamo al villaggio di Nelan Neua.

Qui siamo accolti da tanti bambini curiosi mentre i ragazzi più grandi passano il pomeriggio in compagnia bevendo lao lao- che noi gentilmente rifiutiamo. Ci sembra di disturbare questo tipico pomeriggio nella giungla ma le giovani donne non fanno caso a noi: ci sorridono  e riprendono le loro faccende con i neonati accoccolati nella fascia.

E’ solo pomeriggio ma le signore più anziane sono già all’opera con i loro pentoloni a cucinare chissà quale miscuglio. Galline ,maiali, cani e anatre gironzolano indisturbati tra le case.

Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/sasint-3639875/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1822642">Sasin Tipchai</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1822642">Pixabay</a>

Il villaggio è costituito da circa 80 palafitte e ci sono 200 abitanti; non c’è corrente elettrica e l’unico bagno esistente (una turca in una baracca di legno) è stato installato due anni fa grazie a un progetto di cooperazione con un ente benefico tedesco che ha fatto costruire anche una piccola scuola.

Per recuperare le fatiche del trekking nella giungla la guida mi dice gentilmente che posso fare un bagno nel fiume. L’idea mi sembra divertente prima di notare che la fogna a cielo aperto del bagno finisce nel fiume, due metri più in su. 

Per le tribù della montagna l’acqua è una risorsa preziosa e viene considerata una divinità. 

Nel fiume ci si lava i denti, si fa il bucato, si puliscono i topi e le anatre prima di cucinarli…  le giovani pudicamente con un asciugamano addosso e si lavano i lunghi capelli neri.

Nel fiume vivono gli spiriti che garantiscono la sopravvivenza a centinaia di minoranze etniche in tutto il Laos, la cui esistenza purtroppo viene messa a rischio dall’avanzata cinese che con la costruzione di dighe, ponti, cementifici e fabbriche sta velocemente cambiando per sempre l’aspetto genuino e autentico di questo Paese.

Una notte nella giungla in Laos

Per cena le nostre instancabili guide ci preparano una cena deliziosa a base di maiale allo zenzero, sticky rice e salsa al chili, insalata di tufo grigliato e pomodoro. Tra un lao lao e l’altro diventa buio, i suoni della giungla si animano e noi finiamo a parlare delle loro religioni, buddismo e animismo; ridiamo tanto e faccio un milione di domande: più mi raccontano più voglio sapere. 

Alle 20 il villaggio è deserto. E’ cosi buio che si deve camminare con la torcia. Prendiamo posto nel nostro bivacco, ovvero una stuoia in terra in una palafitta di legno. L’ultima raccomandazione della guida mi lascia perplessa: “domani mattina sbattete gli scarponi prima di indossarli perché potrebbero esserci degli scorpioni!”.

Dormire sul pavimento di legno non è facile, con l’ansia che tutti gli animali del mondo possano entrare e ucciderti. Siamo avvolti in una  zanzariera ma nonostante questo un formicaio prende vita sui cuscini. 

Il maiale fuori dalla nostra finestra emette dei grugniti che rimbombano e la giungla si accende dei versi di mille uccelli e insetti.

 

Verso le 2 mi alzo per andare in bagno, mi infilo le scarpe e con la torcia in mano mi dirigo verso la turca. E lì, nel buio profondo della giungla laotiana, lo vedo…il ragno più grosso che abbia mai visto.

Ci metto un po’ a decidere che forse è meglio fare pipi fuori, vicino al fiume.  Ringrazio Dario per avermi detto solo il giorno dopo che mentre espletavo i miei bisogni fisiologici c’erano ben 6 ragni giganti che mi giravano intorno.

E quando finalmente alle 4 riesco a lasciarmi andare e mi addormento, ecco che partono 1, 2, 6 galli a cantare, le anatre starnazzano,  il maiale si risveglia e fa casino.

Ecco il buongiorno di un villaggio sperduto sulla riva del fiume Nam Ha, a 5 ore di cammino dalla civiltà.

 

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