VIAGGIO NELLA NATURA INCONTAMINATA DAL CONFINE THAILANDESE AI REMOTI VILLAGGI DEL LAOS SETTENTRIONALE


Fino a qualche anno fa si poteva attraversare il confine dalla cittadina thailandese di Chiang Kong fino a Huay Xay in barca, ora invece un modernissimo ponte permette il transito di pedoni e veicoli da una sponda all’altra del Mekong. Tuttavia attraversare un confine a piedi é sempre emozionante: zaino in spalla, passaporto alla mano e salutare un nuovo Paese. In realtà sbrigate le formalità di ingresso e pagato il visto di $ 40 (si paga solo in dollari e se non li avete ve li cambiano) un bus vi porta in 5 minuti alla frontiera dove – se non incontrate un gruppo di 60 francesi in coda per l’ingresso al Paese – in poco tempo mettete piede in territorio laotiano. Da qui un tuk tuk vi porta alla cittadina di Huay Xay dove prendere la slow boat che in due giorni giunge a Luang Prabang.

Huay Xay è anche sede della Gibbon Experience, una delle avventure piu’ wild che potete fare nel Laos: in pratica si attraversa la giungla a bordo di zip line e si passa la notte in capanne sugli alberi. Nonostante il prezzo piuttosto elevato ( 2 giorni $190, 3 giorni $ 310) bisogna prenotare con largo anticipo perché l’esperienza è molto richiesta.

Le imbarcazioni pubbliche per Luang Prabang partono solo la mattina per arrivare in tempo alla tappa intermedia di Pak Beng dove passare la notte, ma esistono svariate agenzie che propongono lo stesso itinerario su barche piu’ moderne e confortevoli ad un prezzo piu’ alto ( tra queste Shompoo Cruise, Luang Say Cruise o Banana Boat Laos) . Sebbene raggiungere Luang Prabang via fiume fosse il mio sogno da quando ho iniziato a programmare il viaggio in Laos, non volevo precludermi le zone piu’ settentrionali del Paese alla scoperta di foreste lussureggianti e antiche tribu’ di montagna. Per questo motivo ci siamo affidati a un’agenzia locale anche perché avendo poco tempo a disposizione e sapendo che i trasporti pubblici laotiani non sono esattamente dei frecciarossa volevamo approfittare di ogni singolo momento senza l’ansia di non arrivare in tempo alla tappa successiva. All’arrivo pero’ non abbiamo trovato il driver ad aspettarci e grazie all’aiuto di un gentilissimo ragazzo che lavora all’ufficio informazioni della dogana siamo riusciti a capire che la nostra guida si era fatta male sulle montagne e che una nuova guida era in viaggio da Luang Prabang verso la nostra destinazione successiva, Luang Namtha, a 4 ore di viaggio dal confine. Il driver in sostituzione è un simpatico vecchietto sorridente che non parla neanche mezza parola di inglese ma cosi premuroso da offrirci continuamente acqua e salviette rinfrescanti.

Il tragitto verso Luang Namtha a mio avviso merita da solo il viaggio: una strada piena di curve si inerpica su una montagna che sembra non finire mai , completamente immersa in una fitta foresta lussureggiante e fiancheggiata da torrenti e fiumiciattoli cosi marroni come solo i fiumi asiatici sanno essere. Per quasi due ore non incontriamo anima viva e ci lasciamo cullare da questo spettacolo della natura, accompagnati da grossi nuvoloni che coprono le cime delle montagne. Di tanto in tanto superiamo carretti e camion giganteschi che poi immancabilmente si bloccano in mezzo alla strada a causa della pendenza (e per segnalare il veicolo fermo sistemano un mucchio di erba, la versione “green” del triangolo!), procediamo a passo d’uomo nei tratti di strada parzialmente interrotta dalle frane causate dalle ultime piogge torrenziali e slittiamo con nonchalance sullo sterrato fangoso.

Incrociamo piccoli villaggi di palafitte, diamo la precedenza a oche e cani randagi che attraversano la strada e salutiamo i tanti, tantissimi bambini che giocano scalzi a bordo strada. Nessun cenno di modernità, solo gli occhi sorridenti dei bambini che si rincorrono. Il Laos mi é già entrato nel cuore.

Il nostro driver di tanto in tanto si gira e ci fa un sorrisone, mi dispiace non poter comunicare con lui e decido di cimentarmi con qualche parola laotiana, peccato che nel farlo il driver quasi fa un incidente, inchioda spaventato e prende il cellulare per farmi parlare con qualcuno in inglese …. tranquillo – gli faccio cenno – volevo solo dirti “ciao come stai?”. In realtà la lingua laotiana è caratterizzata da 6 toni diversi, per cui una parola puo’ avere significati diversi a seconda di come viene detta, ad esempio tigre e camicia…. chissà cosa gli avrò detto!

Per pranzo ci fermiamo in uno dei loro autogrill: aperto su tre lati, tetto probabilmente in amianto, tavoloni di plastica e galline che scorazzano liberamente. La ragazza che lo gestisce ci porta sorridente un piatto di riso con pollo e ci porge delle salse dalla dubbia provenienza; finito di mangiare vado in bagno, ringrazio di indossare le salomon e faccio finta di non vedere enormi scarafaggi beffarsi di me (oh quando scappa scappa). Nel tornare al tavolo noto un freezer con dei polli morti nero- verdognoli (ecco cos’era il sapore amaro del riso…) , inciampo in una gallina e sorrido alla bimba che è venuta a curiosare i due strani turisti occidentali.

Il viaggio riprende e questa volta la strada è piu’ trafficata: incrociamo tanti autobus di turisti cinesi, camion cinesi, cartelli cinesi. Come ci spiegherà la guida nei giorni successivi il Laos sta svendendo le terre e i cinesi ne hanno approfittato per costruire dighe, edifici, infrastrutture che deturpano il paesaggio e costringono le popolazioni a emigrare per cercare un posto sicuro dove stare (spesso i loro villaggi vengono rasi al suolo e le tribu’ vengono cacciate dal loro luogo di origine). E’ una parte molto triste della storia attuale e i laotiani non amano parlarne, ma i loro occhi – sempre cosi vivaci e positivi – si incupiscono quando si tocca l’argomento.

Siamo probabilmente nell’ora di punta su questa strada di montagna e il nostro driver deve procedere a zig zag per evitare i maiali che ci si piazzano davanti e i motorini che trasportano di tutto. Sul bordo ci sono donne accucciate e in abiti tradizionali che vendono legna, manufatti e frutta fresca.

La strada smette di essere in salita e finalmente vediamo sprazzi di cielo sereno: siamo arrivati a Luang Namtha, punto di partenza per numerose escursioni nella vasta Area Nazionale Protetta di Nam Ha ma anche sede di un vivace mercato notturno.

Il nostro lodge si trova a circa 3 km, raggiungibile tramite una strada sterrata. Il nostro super driver che ha guidato per 4 ore senza mai smettere di sorridere ci saluta con un inchino. Siamo al Boat Landing Guest House, situato lungo il fiume e famoso per essere uno dei primi ecolodge del Paese. I bungalow sono fatti interamente interamente in legno e hanno delle terrazze da cui godere di un bellissimo tramonto sul fiume Nam Tha.

Scaricati gli zaini, incontriamo Souksavanh Vilyphone, la nostra guida, che per fortuna ha un soprannome e si fa chiamare Eye. E cosi, mentre il sole si nasconde nel fiume e infuoca il cielo, davanti a una Beer Lao ghiacciata inizia la nostra incredibile, emozionante avventura in Laos.

COME ARRIVARE:

In autobus: a Luang Namtha ci sono due stazioni di autobus, una in centro città e una per le lunghe percorrenze a 10 km. Da Huay Xai ci vogliono circa 4 ore (costo 60.000 kip), da Luang Prabang 8 ore ( 100.000 kip).

In aereo: nel piccolo aereoporto volano le compagnia Lao airline e Lao Skyway che effettuano tratte nazionali a prezzi abbastanza bassi.

VALUTA: se arrivate dalla Thailandia potete cambiare i Bath in Kip alla frontiera. L’ufficio é di fianco agli sportelli dove si fa il visto.

COSA FARE:

Luang Namtha è un ottimo punto di partenza per i trekking nell’area nazionale protetta di Nam Ha: oltre a escursioni nella giungla che prevedono anche il pernottamento in homestay, ci sono visite ai villaggi tribali delle minoranze etniche, possibilità di fare rafting e kayak.

Cio’ che mi è piaciuto moltissimo è che le agenzie promuovono un turismo sostenibile incentrato alla salvaguardia della cultura locale e allo sviluppo senza nessun tipo di sfruttamento ai fini turistici. Parte degli incassi delle agenzie viene devoluto alle minoranze etniche a favore dell’istruzione. Grazie ad alcuni progetti soprattutto europei sono riusciti a portare la corrente elettrica e i sanitari in villaggi remoti e quasi irraggiungibili.

Tra le agenzie piu’ in linea con l’ecoturismo ci sono Green Discovery e Forest Retreat Laos. Noi abbiamo optato per Tiger Trail, un’agenzia che ha vari uffici in tutto il Paese e che organizza tour ed escursioni di vario genere. Ci siamo trovati bene perché il nostro tour si è svolto nel pieno rispetto delle popolazioni e cultura locale, le guide parlano un ottimo inglese (hanno anche guide che parlano francese) , sono preparate e simpatiche, con Eye è nata una bella amicizia che va oltre il rapporto guida-turista.






RISI & SORRISI : MY VIETNAM

24/10

Complice lo scalo ad Abu Dhabi il volo verso Ho Chi Minh City sembra meno lungo del previsto nonostante siano quasi 24 ore che siamo in giro, tra fusi orari e una lunga attesa a Fiumicino.

I 33 gradi di Saigon sono carichi di umidità e smog, migliaia di motorini sfrecciano in ogni direzione (a parer nostro casuale) suonando e cercando di evitare ogni ostacolo, dalle auto al turista spaventato, e ambulanti che spuntano da ogni angolo tentano di vendere la merce più variegata, dalla coloratissima frutta tropicale, al ragno in cornice alla povera tartaruga pronta – ahimé- per essere cucinata. L’Asia ci accoglie con un frastuono di luci e colori, musica assordante, traffico impazzito e sorrisi, tanti sorrisi.

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25/10

Welcome to Saigon, o meglio Ho chi Minh City, ma anche “la città dei motorini”, e -perché no- “la città di coloro che vivono nel loro negozietto e mangiano Bun Cha (spaghetti di riso con maiale e verdure) sulle loro piccole seggiole blu”. Chiamatela come volete ma questa città vi lascerà a bocca aperta e vi ritroverete a camminare in un periodo storico non bene identificato a cavallo tra passato e futuro, tra templi antichissimi e grattacieli ultramoderni, dove anziane signore in abiti tipici cucinano in strada per sfamare giovani alla moda con tanto di Iphone alla mano (che magari trasportano un paio di galline sul motorino).

Dal finestrino osservo il paesaggio mutare in una campagna verdissima e rigogliosa dove le donne sono chine sui campi di riso e non alzano mai lo sguardo da sotto il loro cappello a cono; ovunque sorgono piccoli templi in memoria dei cari defunti che le famiglie vogliono tenere sempre vicini a sé.

A introdurci la cultura vietnamita è la nostra guida Peter, il cui vero nome è Khan ma che da piccolo si faceva chiamare Meo affinché gli spiriti cattivi non lo portassero via e il cui cognome non poteva essere pronunciato perché uguale a quello del Presidente.

Arriviamo a My Tho dopo esserci fermati in una bellissima area di sosta con almeno tre ristoranti all’aperto, palme e giardino di ninfee e veniamo accolti da un caldo soffocante che segna la fine della stagione delle piogge. Il Mekong si presenta davvero maestoso ai nostri occhi, immenso e incredibilmente marrone, scorre lento e silenzioso,  la sua gente è timida e rispettosa ma sempre con un bel sorriso in volto; a bordo della nostra giunca ci addentriamo curiosi in uno dei bracci del delta, tra fabbriche di caramelle al cocco, vegetazione tropicale e baracche di pescatori tra le quali spunta l’umilissima dimora della rematrice che ci comunica a gesti di avere tre bambini e ci indica orgogliosa una capanna di fango e lamiere. Un carretto ci accompagna poco lontano dal fiume in un ristorante dove servono per pranzo le specialità locali a base di riso e pesce che buttiamo giù volentieri con vino di cocco e grappa al serpente.

Visitiamo il tempio di Vinh Trang con le sue imponenti statue di Buddha in pietra bianca rappresentanti il passato, il presente e il futuro e ne approfittiamo per accendere qualche incenso.

Per cena optiamo per il ristorante Ngon in 160, Pasteur street, che mi sento vivamente di consigliare per l’ottimo rapporto qualità-prezzo delle portate, la gentilezza dello staff e l’ambiente originale e pulito con cucina a vista.

MY TRAVEL TIPS:

– Abbiamo soggiornato all’hotel due stelle Saigon Europe & Spa  carino e confortevole, con camere piccole ma pulite, un’ottima colazione tipica vietnamita e un centro massaggio da 10 e lode (massaggio vietnamita da 60 minuti per soli 14$ ed eseguito da mani esperte e professionali). Il plus è sicuramente lo staff di una gentilezza e cordialità incredibile.

– Nessuno rispetta semafori e precedenze, né si fermano sulle strisce: avanzate piano e con passo costante…saranno loro a evitarvi!

– In Saigon Square c’è un mercato coperto dell’abbigliamento: molti pezzi sono falsi ma qualcosa di buono si trova. Un esempio? La giacca imbottita The North Face con cartellino ed etichetta (e tuttavia dubitiamo ancora dell’originalità) a $ 60 trattabili.

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26-27-28/10

Mi trovo nel cuore del Quartiere Vecchio di Hanoi dove rumori e odori si fondono in un mix caotico e affascinante al quale ormai mi sto abituando. Gli ultimi due giorni sono stati così frenetici che a fatica metto a fuoco la sequenza di cose fatte, ma devo farlo perché non voglio perdermi neanche un attimo delle emozioni che questo meraviglioso Paese mi sta dando.

Lunedì abbiamo visitato i Cu Chi Tunnel che si snodano lungo 250 km nella regione a nord di Saigon costruiti inizialmente sotto il dominio francese e ampliati durante il conflitto americano; il percorso si svolge all’interno di un bosco dove sono ancora visibili e percorribili in parte le gallerie di profondità fino a 10 metri che per anni furono la casa, l’ospedale, i laboratori di 13.000 persone considerate ribelli. La nostra guida – un simpatico ragazzo che a sua volta ha passato i suoi primi due anni di vita nei tunnel – ci illustra i vari escamotage usati dai Vietcong per intrappolare i soldati americani, frutto di menti  laboriose e ingegnose disposte a tutto per difendere le loro terre. Gli spari che provengono dal poligono mi fanno rabbrividire mentre cerco di capire nel modo più discreto possibile come oggi  si rapportino i Vietnamiti agli Americani e quanto peso abbia ancora la guerra nei ricordi di chi ha solo qualche anni più di me. Ed ecco la risposta: ” Nessuno voleva quella guerra ma è successa e basta. Non ha senso rimuginare sul passato, dobbiamo guardare avanti e volerci bene. Noi accogliamo i turisti per mostrar loro quanto è bello il nostro Paese, non per ricevere pietà. E quindi sorridiamo e cerchiamo di avere positività intorno a noi”. Chapeau.

E questi sorrisi – che vedo negli occhi dei bimbi incuriositi per strada e degli anziani seduti assorti sui loro sgabellini blu – non posso far altro che ricambiarli.

Il 27 ottobre arriviamo a Da Nang molto tardi, dopo un’ora e mezza di transfer per l’aereoporto di Ho chi Minh City (per fare solo pochi km!) e un volo Jet Star in ritardo di due ore. L’hotel Thai Binh III di Hoi An si trova a circa 40 minuti, su una strada costeggiata da resort lussuosi e ormai deserta; è abbastanza carino e in zona centrale, salvo per la muffa sulle pareti e il mega scarafaggio che si aggira per la stanza…

Alle 8 siamo già belli pimpanti per l’incontro con la nostra nuova guida, un ragazzo timido ma simpatico che ci accompagna prima al mercato ancora deserto dove possiamo vivere uno scorcio di realtà quotidiana tra banchi di pesce fresco e carne esposta all’aria e poi alla bella spiaggia di Hoi An per un rinfrescante break di metà mattina. Pedaliamo per qualche chilometro in mezzo alle verdi risaie, incontriamo molte donne al lavoro che alzano la mano in segno di saluto e altre persone del posto felici di condividere con noi il loro miglior inglese. Facciamo una passeggiata negli orti per capire quali erbe useremo nella cooking class che si rivelerà essere un’esperienza divertente e il pranzo cucinato da noi sarà davvero gustoso! Salutiamo la nostra guida chef con un abbraccio e dobbiamo insistere un po’ per dargli la mancia: nessuno se la aspetta e tantomeno la chiede ma questi ragazzi sono davvero professionali e cordiali e si meritano qualche dollaro in più.

Hoi An è una vivace cittadina sul fiume illuminata da centinaia di lanterne che rendono l’atmosfera magica; tuttavia, essendo affollata di turisti a tratti mi ricorda le nostre località balneari, con tanto di mercatino serale e buttadentro sulla soglia dei locali.

MY TRAVEL TIPS:

– a Hoi An abbiamo cenato presso Morning Glory, segnalato dalla Lonely Planet. Il ristorante è molto noto tra i turisti ma offre un menu tipico rivisitato in chiave moderna con qualche aggiunta speciale dello chef. Il personale è gentilissimo e il prezzo ancora di più: due piatti unici, due birre e una vodka vietnamita $14.

– per le escursioni ci siamo affidati a Amovietnam che organizza principalmente tour privati anche in italiano. Avendo scelto l‘opzione più economica del tour di gruppo con guida in lingua inglese si sono appoggiati a Atravelmate: in entrambi i casi ho trovato professionalità, simpatia e risposte veloci via email. In loco si possono acquistare escursioni a prezzo inferiore ma consiglio sempre di informarsi su Internet sull’affidabilità delle agenzie. Nonostante avessimo prenotato il tour di gruppo eravamo solo in 4 durante la visita al Mekong, 11 ai Cu Chi tunnel e 2 alla cooking class, mentre abbiamo visto autobus con 30-40 persone della nota Sinh Tourist.

– I transfer da e per l’aereoporto possono essere prenotati con l’albergo ($ 18-20 a tratta). Il taxi costa un po’ meno ma attenti alle truffe: a Hcmc ad esempio esistono solo due compagnie ufficiali,  Mai Linh e Vinasun. Le altre si differenziano per una lettera e possono riservare brutte sorprese.

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28/10 HANOI

A primo impatto ci è sembrata anche più caotica di Hcmc con il suo dedalo di viuzze del Quartiere Vecchio che ne fa una meta perfetta per appassionati di Street food e fotografia reportage. Infatti scattiamo a più non posso per immortalare una vita quotidiana molto diversa da quella cui siamo abituati: ognuno qui può esercitare un’attività commerciale e spesso il luogo del negozio e dell’abitazione privata coincidono. Dalle prime luci dell’alba e fino al tramonto i cuochi di strada incantano i passanti con sapori e odori che permettono agli abitanti di svolgere la loro attività preferita, e cioè mangiare ad ogni ora e in ogni angolo le specialità della tradizione, come il Bun Cha, Il Pho e altre mille varianti di zuppe, noodles e involtini. I vietnamiti – e in particolare gli abitanti di Hanoi – amano passare il loro tempo in strada a chiacchierare, sorseggiando un Ca Phe (un caffè ottenuto dalla “caduta” della miscela che si può gustare freddo con ghiaccio o caldo con latte) oppure una Bia Hoi( una birra super economica che trovare nei ristoranti locali a partire da $ 0,25) ovviamente appollaiati sui soliti sgabelli blu.

Ho l’impressione che Hanoi non sia stata ancora attaccata dal turismo di massa e si percepiscono fortemente le radici culturali in un mix di tradizioni e modernità che rende la città unica e genuinamente vera. I giovani in sella al motorino si incontrano per strada mentre i più anziani continuano le loro faccende sui marciapiedi ma tutti hanno tempo per un sorriso sincero e un saluto.

Oggi incontriamo Thu, una studentessa universitaria che lavora come guida volontaria per esercitare la pratica della lingua Italiana; CiaoVietnam è un’associazione no profit che consiglio vivamente di contattare perché le ragazze sono molto simpatiche, oltre che ben preparate e conoscitrici della città. Vistiamo il Museo Etnografico che si trova un po’ fuori dal centro (15 min in taxi sono costati $4): è molto interessante in quanto spiega la vita di alcune delle 50 etnie che abitano il Paese; merita anche la parte esterna dove sono riprodotte capanne e palafitte.

Poi ci spostiamo al celeberrimo Tempio della Letteratura che fu la prima università in Vietnam nel lontanissimo 1076. La struttura è composta da cortili, laghetti e statue e vale sicuramente la pena visitarla.

La nostra passeggiata finisce al tramonto sulle sponde del lago Kiem.

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MY TRAVEL TIPS

– per attraversare la strada dovete armarvi di pazienza e coraggio: procedete lenti e non fermatevi mai bruscamente, i motorini procedono a velocità costante e saranno essi ad evitarvi. E’ incredibile la quantità di motocicli e veicoli che procedono in tutte le direzioni apparentemente senza senso, ma no ho mai visto un incidente.

– Hanoi va vissuta, non vista. Prendetevi del tempo per passeggiare tra le strade del quartiere vecchio, i  cui nomi  fanno riferimento alla tipologia di merce venduta. Perdetevi tra i vicoli, parlate con la gente, giocate con i bambini.

– Noi abbiamo soggiornato a Hanoi Sky Hotel che consiglio vivamente per la posizione (a 10 minuti dal Quartiere Vecchio e dal lago Kiem), per la pulizia eccellente, per le stanze ampie e luminose e per il personale squisito e gentilissimo!

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29/10 BAIA DI HALONG

La Baia di Halong era uno dei posti che più desideravo vedere in assoluto. Abbiamo prenotato su Booking.com la Viola Cruise e organizzato il pick up in albergo. La strada è lunga e dissestata e arriviamo al porto dopo 4 ore di tragitto. Ci sono decine di barche, agenzie e compagnie che organizzano soggiorni da 1 a 7 notti, i percorsi e le attività sono sempre gli stessi ma cambia la qualità della barca e dei servizi offerti a bordo.

Dopo un buon pranzetto visitiamo in kayak il villaggio galleggiante di Vung Vieng dove ormai sono rimasti pochi pescatori rispetto al passato e ci fermiamo alla spiaggia di Ti Top. Da qui partono i 400 gradini che portano in cima al promontorio da cui si gode una vista mozzafiato sulla baia (armatevi di tanto fiato se non volete rischiare come me di morire a metà rampa).

Al rientro sulla barca ci aspettano un aperitivo in musica e una deliziosa cena imperiale. La presenza di decine di barche ormeggiate rovina un po’ il panorama tuttavia ci sono molti momenti durante la navigazione per godere di questo luogo magico in solitaria.

Il giorno seguente -dopo la lezione delle 06:00 di Tai Chi che ovviamente non facciamo perché stiamo benissimo sotto le coperte-  visitiamo la stupenda grotta della Sorpresa: il caldo umido e la folla sono insopportabili ma lo scenario particolare e colorato della grotta è appagante.

Torniamo sulla barca per un pranzo veloce e rientriamo al porto, dove ci aspetta il bus per Hanoi.

All’hotel incontriamo Thuy, un’altra simpaticissima studentessa che ci guida per le vie della città in uno Street food tour coi fiocchi! Finalmente con un’interprete a disposizione ci avventuriamo in minuscoli ristoranti locali (compresi quelli sui marciapiedi) e proviamo ogni sorta di delizia culinaria.

Devo dire che in Vietnam abbiamo sempre mangiato molto bene: i piatti tradizionali sono gustosi e ricchi di sapore (ad eccezione del terribile coriandolo che spunta a sorpresa in numerose pietanze).

Thuy è davvero carina, ci racconta molto della vita e della cultura vietnamite.

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31/10 IL VILLAGGIO DELLA CERAMICA

Questa mattina partiamo con Thuy alla volta di Bat Trang, un villaggio della ceramica a 30 minuti da Hanoi dove si possono visitare i laboratori artigianali e comprare stupendi servizi da the o altri oggetti decorativi. Dopo la tempesta tropicale che fa allagare addirittura l’autobus torniamo in città e recuperiamo gli zaini per andare a prendere il treno per Lao Cai. La stazione sembra un vecchio capannone in disuso e c’è un po’ di confusione per la conversione dei voucher in biglietti ma riusciamo presto a salire sulla nostra carrozza.

01/11 SAPA

Dopo un pittoresco viaggio su un treno degli anni ’70 sobbalzando di continuo su letti duri come marmo arriviamo a Lao Cai, dove aspettiamo 3 ore per prendere il bus diretto a Bac Ha. Stanchi e affamati ci accoccoliamo sul bus e osserviamo dal finestrino le risaie a terrazza, i bambini che portano i buoi al pascolo e gli immancabili motorini carichi di ogni sorta di materiale. Il mercato domenicale di Bac Ha è un luogo vivace e coloratissimo dove le donne dell’etnia H’mong si incontrano per vendere e comprare abiti, verdura, carne e animali, noncuranti dei turisti che le osservano e fotografano curiosi. Sulla strada ci fermiamo per visitare un piccolissimo villaggio di case fatte di fango e bambù con tetto in amianto: l’arredamento è pressoché inesistente e gli strumenti di vita quotidiana sono rudimentali. Intorno a un grande focolare un uomo sta facendo il vino di riso mentre un bimbo di circa due anni si rotola felice nella cenere. Nonostante queste persone siano molto povere non chiedono mai l’elemosina, piuttosto tentano di vendere i loro oggetti artigianali peraltro molto belli. Se per caso passate di qua portate qualche giocattolino, delle caramelle o dei vestiti pesanti perché l’inverno può essere molto rigido. Prima di arrivare a Sapa facciamo di nuovo a tappa a Lao Cai alla frontiera con la Cina.

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02/11 SAPA

Dopo una bella dormita al Fansipan incontriamo la nostra guida H’mong, una minuta ragazza di 23 anni che ci accompagna – insieme a un nutrito gruppo di altre donne in abiti tradizionali e con i loro neonati fasciati sulla schiena – in un trekking medio-facile di 5 ore attraverso sentieri ripidi e fangosi tra le risaie a terrazza. Le donne sembrano timide e riservate ma fanno un sacco di domande nel loro migliore inglese e non voglio pensare che tutto questo loro interessamento sia solo perché alla fine del cammino cercano di venderti tutta la merce che si sono portate nella gerla….

Dopo pranzo proseguiamo sul sentiero incontrando la tribu dei Muong le cui donne indossano abiti bianchi e rossi e sono meno insistenti nel vendere i loro prodotti. Rientrati a Sapa facciamo una doccia all’ufficio del turismo dove avevamo lasciato gli zaini e facciamo un giro in paese per comprare un po’ di abbigliamento The North Face a prezzi ridicoli.

MY TRAVEL TIPS:

La merce venduta in Vietnam non è originale al 100%: ad esempio i prodotti Goretex sono prodotti nella fabbrica reale tuttavia l’azienda madre dà in dotazione etichette e quant’altro per l’assemblaggio dei pezzi che potrebbero essere non originali ma con cartellini di marca. Inoltre la vicinanza della Cina favorisce il mercato del “tarocco” visto che i Vietnamiti non hanno bisogno di visto se rimangono nel Paese meno di 24 ore.

03/11 PHU QUOC

Dopo un viaggio in treno notturno migliore dell’andata ma comunque traballante raggiungiamo l’aereoporto di Hanoi per il volo verso Phu Quoc. L”isola ha una dimensione di 574kmq e si trova nel mar della Thailandia al largo della costa occidentale vietnamita ed è orlata di spiagge bianche e vegetazione rigogliosa. Il resort che abbiamo scelto si chiama Phu Van Resort ed è situato a Long Beach dove si susseguono alberghi e guesthouse sulla spiaggia. Credo non sia il periodo ottimale per visitare l’isola perché il mare è colmo di piccole medusette a forma cilindrica.

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Abbiamo noleggiato un motorino per 10$ e iniziamo l’esplorazione della parte sud dell’isola, passando per Duong Dong, il villaggio più grande, che non offre molto a parte un Night Market dove mangiare pesce fresco. Visitiamo le cascate di Suoi Tranh (ingresso circa 1$) che si raggiungono dopo una breve passeggiata nel bosco: le cascate non sono nulla di eccezionale tuttavia ci rigeneriamo con un tuffo nell’acqua fresca. La seconda tappa è la spiaggia di Bai Sao raggiungibile percorrendo 10 minuti di strada sterrata (con tanto di buche vulcaniche e pozze…); è una spiaggia selvaggia con solo un paio di ristorantini e l’acqua è un po’ mossa. Qui non troviamo i sorrisi e la cordialità a cui eravamo ormai abituati (in realtà avremo questa sensazione in tutta l’isola) e ci dirigiamo quindi verso il villaggio di pescatori di An Thoi dove gironzoliamo un po’ tra la gente e ci rendiamo conto della povertà in cui vivono, nonostante Phu Quoc stia diventando una meta turistica molto nota agli occidentali (come dimostrano gli “ecomostri” che spuntano come funghi dalla vegetazione). La sosta successiva prevede la visita del carcere-lager di Nhatu Phu Quoc, costruito dai francesi alla fine degli anni ’40 ma utilizzato durante la guerra americana per imprigionare e torturare i “ribelli comunisti”. I pannelli esplicativi rendono perfettamente l’idea delle barbarie a cui venivano sottoposti i prigionieri. Vale sicuramente la pena per comprendere meglio un pezzo di storia di cui non si sa ancora abbastanza e oltretutto l’ingresso è gratis. Con la tristezza negli occhi ci rimettiamo in marcia e imbocchiamo una strada che secondo la mappa dovrebbe condurci al resort ma ci sono delle pozzanghere così profonde che rischiamo di rimanere impantanati! Procediamo a passo d’uomo per 10 minuti ma desistiamo quando arriviamo ad un incrocio senza cartelli e riprendiamo la strada principale. La sera – nonostante il temporale tropicale che non accenna a smettere – ceniamo al Dinh Cau Market con pesce fresco cucinato al momento.

Phu Quoc è famosa per le perle ma non siamo riusciti a visitare nessun allevamento; ne abbiamo viste in vendita dappertutto ma abbiamo dubitato della loro autenticità…

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05/11

Oggi il cielo non promette nulla di buono e facciamo la spola dalla piscina alla veranda, dove – birra alla mano e sedia a dondolo – ci gustiamo il nostro unico giorno di vero relax in due settimane.

Mi concedo anche 60 minuti di incredibile massaggio vietnamita per soli 15$.

Per cena optiamo per un localino sulla spiaggia (Lien Hiep Thanh, ristorante dell’omonima guest house che consiglio vivamente per la qualità del cibo, i prezzi bassissimi e la cordialità del personale) dove ci servono un gustosissimo barracuda alla griglia.

06/11

Un vecchio bimotore che emette rumori sinistri ci riporta sulla terraferma e a dir la verità siamo molto felici di ritornare a Saigon nel primo hotel in cui siamo stati. Qui ci accolgono a braccia aperte con sorrisi e mille domande sul nostro viaggio. Dedichiamo la giornata all’acquisto di souvenir e ci concediamo l’ultima fresca Bia Hoi.

07/11

Quando sei in coda per il check-in in attesa del volo di rientro ti senti sempre un po’ spaesato e svogliato, pensando a ciò che hai vissuto e alle innumerevoli ore di volo che ti aspettano. Mi viene un po’ d’ansia quando il mio zaino non passa il controllo (pare abbiano voluto verificare che il caffè non fosse in realtà altro) ma per fortuna tutto si risolve velocemente.

Decolliamo alle 19 circa. Guardo Saigon dall’alto e già penso a quando potrò atterrare qui di nuovo.

L’ANEDDOTO

Quando si torna da un viaggio come questo ci si sente -in un certo senso – migliorati. Hai visto cose a cui non eri abituato, hai parlato con gente che ti ha regalato immensi sorrisi, hai pensato più di una volta che sei davvero fortunato ad avere la vita che hai. E allora -in questo mix di relax post-vacanza e consapevolezza da viaggio in Asia – capita che chiedi ad una signora dov’è il gate di imbarco per Roma perché sui tabelloni non compare. E questa – maleducata e acida come lo yogurt  scaduto – ti risponda: “ma non vedi che è questo, dove vuoi che vada altrimenti? ” . BENTORNATA IN ITALIA ELISA!